Infortunio Mortale sul Lavoro

Nell’articolo di oggi parliamo di Infortunio Mortale sul Lavoro.

In caso di morte del lavoratore, per omissione da parte dell’azienda delle misure di sicurezza prescritte per legge in materia di salute e sicurezza sul lavoro, si possono configurare a carico del datore di lavoro 2 tipi di responsabilità giuridica:

  • una responsabilità penale per lesioni o omicidio colposo a seconda dell’esito letale o meno dell’infortunio
  • una responsabilità contrattuale ed extracontrattuale per la violazione dell’obbligo di sicurezza da cui deriva il diritto del dipendente, se in vita, o dei suoi eredi, al risarcimento del danno per la perdita del familiare.

Quali diritti spettano ai superstiti di una vittima per infortunio sul lavoro

Nel caso in cui l’Infortunio mortale sul lavoro sia imputabile alla responsabilità di terzi o del datore di lavoro, gli eredi possono richiedere il risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali subiti nonché le prestazioni economiche erogate dall’INAIL.

RISARCIMENTO

In particolare, il Risarcimento dell’Infortunio sul Lavoro prevede diverse voci di danno, quali:
  • Danno parentale (o danno da perdita del rapporto parentale) che consiste nella perdita della relazione col familiare e si sostanzia -al tempo stesso e congiuntamente- nella sofferenza interiore (danno morale) e nell’alterazione del precedente assetto esistenziale del congiunto superstite (danno dinamico-relazionale)
  • Danno biologico “iure proprio” (o danno psichico) laddove il dolore per la perdita del familiare sia degenerato in una sindrome di rilievo neurologico
  • Danno biologico temporaneo iure successionis nel caso in cui il decesso del lavoratore sia avvenuto a notevole distanza dall’infortunio in relazione alle ulteriori sofferenze subite dalla vittima. Questo tipo di danno non è riconosciuto se la morte del lavoratore sia avvenuta in prossimità dell’evento nefasto.
  • Danno morale terminale iure successionis (o danno catastrofale), derivante dall’avvertita imminenza dell’exitus, se nel tempo che si dispiega tra la lesione ed il decesso la persona si trovi in una condizione di lucida agonia, in quanto in grado di percepire la sua situazione e in particolare l’imminenza della morte, essendo quindi irrilevante, a fini risarcitori, il lasso di tempo intercorso tra la lesione personale e il decesso nel caso in cui la persona sia rimasta “manifestamente lucida”.
  • Danni patrimoniali, per tutti i costi, le spese sostenute e i mancati guadagni patiti in ragione della morte del lavoratore. Si tratta in particolare del “danno emergente” (es. spese funerarie) e del “lucro cessante”, quale perdita di una fonte di reddito necessaria al sostentamento dei congiunti negli anni a venire.

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PRESTAZIONI INAIL infortunio mortale sul lavoro

Ai familiari del lavoratore deceduto spettano altresì le prestazioni economiche erogate dall’INAIL e queste sono rappresentate da:

In caso di infortuni mortali sul lavoro, avvenuti dopo il primo gennaio 2007, i superstiti del lavoratore deceduto hanno diritto di ricevere dall’INAIL una somma una tantum prevista dal Fondo vittime gravi infortuni nonché, su apposita richiesta, un’anticipazione pari tre mensilità della rendita annua.

L’INAIL riconosce ai familiari del lavoratore deceduto per un Infortunio sul lavoro una rendita, ovvero una prestazione economica non soggetta a tassazione IRPEF, che decorre dal giorno successivo all’evento mortale.

A chi spetta? Questa rendita spetta in particolare al:

  • al coniuge superstite e figli
  • una responsabilità contrattuale per la violazione dell’obbligo di sicurezza da cui deriva il diritto del dipendente, se in vita, o dei suoi eredi, al risarcimento del danno per la perdita del familiare.

Fino a quando si eroga? Ha una durata diversa a seconda dei casi:

  • a vita o fino ad un nuovo matrimonio in favore del coniuge
  • fino a 18 anni per i figli legittimi, naturali, riconoscibili e adottivi
  • fino a 21 anni, se studenti di scuola superiore, a carico del lavoratore deceduto e senza una retribuzione lavorativa
  • fino a 26 anni, in caso di studi universitari, sempre a carico e senza lavoro retribuito
  • finché dura l’inabilità in caso di figli maggiorenni inabili al lavoro, con rivalutazione delle condizioni ogni 2 anni

In mancanza di un coniuge superstite o di figli:

  • a vita in favore dei genitori naturali o adottivi, se a carico del lavoratore deceduto
  • alle stesse condizioni previste per i figli, in favore dei fratelli e sorelle, se a carico e conviventi del lavoratore deceduto

Come si calcola?

A partire da gennaio 2014, la rendita viene calcolata in base alla retribuzione massima convenzionale del settore industriale e rivalutata annualmente. Viene corrisposta nella misura del:

  • 50% al coniuge
  • 20% per ciascun figlio
  • 40% per ogni figlio orfano di entrambi i genitori o dell’unico genitore che li abbia riconosciuti o per figli di genitore divorziato

In assenza di coniugi e figli, la rendita è erogata in percentuale del

  • 20% ad ogni genitore
  • 20% a ciascun fratello e sorella

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Quando la vittima è responsabile in via esclusiva dell’infortunio non ha diritto a NULLA

La vittima dell’infortunio mortale sul lavoro può ritenersi responsabile in via esclusiva dell’infortunio solo in un caso: quando il lavoratore abbia tenuto un contegno abnorme, inopinabile ed esorbitante rispetto al procedimento lavorativo ed alle direttive ricevute.

In questi casi, il rischio cui si espone il dipendente è estraneo alle finalità produttive e, pertanto, dovuto
solo ad una sua scelta arbitraria.

Per questo motivo non è considerato un “rischio lavorativo”, cioè un rischio direttamente collegato
all’attività professionale che il dipendente svolge, ma un rischio cosiddetto elettivo, che, in quanto tale,
non è meritevole di tutela risarcitoria né assicurativa.

Concorso di colpa del lavoratore deceduto

Anche se l’art. 1227 del codice civile stabilisce che “se il fatto colposo del creditore ha concorso a cagionare
il danno, il risarcimento è diminuito secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono
derivate”, bisogna tenere conto di tutta la normativa che attribuisce al datore di lavoro il potere di
direzione e controllo nonché il dovere di tutelare la salute e l’integrità psico-fisica dei dipendenti.

Quindi, il concorso di colpa del lavoratore deceduto va escluso ogni qualvolta che:

  • il lavoratore abbia rispettato gli ordini impartiti dal datore di lavoro, anche quando questi si manifestassero come pericolosi
  • il datore di lavoro abbia organizzato l’attività produttiva senza tener conto delle norme di prevenzione, quindi senza eliminare i possibili rischi di infortunio.
  • il datore di lavoro non abbia adeguatamente formato e informato i lavoratori sulle procedure più adeguate e prudenti da osservare per evitare i rischi lavorativi a cui sono esposti

In questi casi, l’eventuale imprudenza del lavoratore non viene considerata “causa”, ma mera “occasione”
dell’infortunio ed è quindi irrilevante per legge

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Spero che questo articolo sull’Infortunio mortale sul lavoro ti abbia aiutato a chiarire ogni tuo dubbio.

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